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IL BORGO





I PRIMI INSEDIAMENTI URBANI

Certamente antichi, anche se non suffragati per ora da fonti archeologico-monumentali, sicuramente precedenti al periodo romano e alla prima comparsa della Comunità nella storia.

PATRICA ENTRA NELLA STORIA

Nel IX secolo, quando i primi documenti parlano del centro, precisamente nell'anno 817, quando Ludovico I, figlio di Carlo Magno, con "l'Atto di Donazione" conferma al papa Pasquale I il possesso dei domini della Chiesa, tra cui il CASTRUM PATRICIAE CUM TERRE ET CACUMINE.

PATRICA, FEUDO DI CECCANO

Testimoniato dal testamento redatto da Giovanni da Ceccano, nel 1224, e dall'impegno del feudo assunto nel 1304 da Landolfo da Ceccano a garanzia dell'osservanza dell'intesa con i vari feudatari (Di Mattia, De Supino) contro Pietro Cajetani.

PATRICA, ANTICO FEUDO DELLA CAMERA APOSTOLICA

In seguito alla ribellione alla Chiesa di Cecco da Ceccano, il centro viene confiscato ed assorbito dalla Chiesa.

PATRICA FEUDO DEI COLONNA

Con alterne vicende, il centro, già distrutto dai Cajetani, passa ai Conti, successivamente, per vendita, nel 1599, con il titolo di marchesato, ai Santacroce, e di nuovo, per vendita, al Principe Filippo Colonna nel 1625, al cui Casato resta, di successione in successione, fino alla definitiva soppressione dei Feudi (1816). Gli Statuta risalgono all'anno 1696.

PATRICA E LO SPIRITO DELLA RIBELLIONE

Alla fine del Settecento, quando l'Italia è coinvolta dalle idee della Rivoluzione Francese e dalle truppe napoleoniche, anche a Patrica viene proclamata la Repubblica con l'erezione dell'albero della libertà, non senza ribellioni e scontento popolare. Da allora si sviluppa nella comunità uno spirito di ribellione che assume toni sociali, politici ed economici. Con la restaurazione, come in molti altri centri ciociari, il brigantaggio diventa un fenomeno dominante. Il brigantaggio, che segue gli anni della Restaurazione, diverso da quello filo-borbonico della bassa Ciociaria, si manifesta in una banda tutta patricana, capeggiata da Francesco Del Greco, detto "Il Cecchetto", che vede tra i componenti l'unico prete brigante, Don Nicola Tolfa, e Pietro Masi, il primo storico del brigantaggio. La banda opera in un periodo in cui la società patricana sta cambiando con la formazione di una ricca borghesia agraria rappresentata dalle famiglie Spezza, Magni, Vitelli, Giammaria ed è proprio contro la famiglia Spezza, che la banda compie un fatto eclatante: il sequestro di Nicola Spezza.

PATRICA NELL'OTTOCENTO

Calmatosi il fenomeno del brigantaggio, grazie anche all'opera di S. Gaspare del Bufalo unitamente ad un'idonea opera di "pacificazione militare", il centro assiste ad un incremento della popolazione e delle aree coltivate, anche su Monte Cacume. Intanto si va formando l'ossatura della società patricana: ai grandi possidenti, cresciuti a spese della proprietà signorile dei Colonna e di quella ecclesiastica, si associa un piccolo gruppo di contadini benestanti e la grande massa di piccolissimi proprietari e braccianti, mentre cominciano ad apparire le nuove figure della società in via d'evoluzione: commercianti, artigiani, impiegati, il maestro, il farmacista, il medico. Nella fase risorgimentale, mentre ha inizio una lenta emigrazione dal paese verso la pianura pontina e Roma, non si assiste ad una sentita partecipazione al Risorgimento: si ricorda il nome di un tale "zi' Catallo Pizzola" alla battaglia di Mentana e pochi liberali che, fuggiti dal paese nel 1867, dopo aver aderito all'Unificazione d'Italia, ritorneranno in paese solo alla fine del 1870 e per diverso tempo rappresenteranno la classe politica dirigente. Se i Patricani non presero parte attivamente ed emotivamente alle lotte risorgimentali, forse perché al di fuori della loro ottica, il centro visse momenti di contrasti e di lotta interna in relazione a fatti contingenti, come la costruzione e la gestione dell'acquedotto portato a termine nel 1863 e le diverse opere pubbliche che prendono l'avvio in questi anni (la piazza, il lavatoio, l'ospedale, le strade, ecc.). A livello sociale, mentre si ricominciano a popolare le campagne con casette rurali che si affiancano a quei coloni legati ai Colonna che già dimoravano nelle campagne, l'incremento demografico accelera il processo di emigrazione che alla fine dell'Ottocento diventa extranazionale, verso l'Argentina e gli Stati Uniti d'America, strada aperta da un coraggioso patricano, Mario Marchetti, che fece da battistrada.

PATRICA NEL NOVECENTO

La storia di Patrica è storia di molti comuni ciociari, da riscrivere, perché i libri di storia nascondono troppi fatti "da dimenticare" e troppe situazioni scomode "a ricordare". Nel quadro dei grandi eventi nazionali ed internazionali (le due guerre mondiali, il fascismo, la c.d. prima e seconda repubblica) il centro vive un incremento demografico e conseguente emigrazione, il grande fenomeno delle Leghe Contadine particolarmente attive nel Frusinate e Ceccanese, la fine del vecchio ceto dirigente liberale dei grandi proprietari e l'elezione del primo sindaco contadino nel Lazio. Cambiano i nomi, ma le situazioni sono pressoché le stesse, la potenza di un segretario comunale, istanze sociali del movimento cattolico, qui personificate dall'arciprete Don Icilio Simoni, dal Partito Popolare e dalla sua Banca, la Casa Agricola e Rurale di Patrica, partiti usati come scatole da riempire, interessi nascosti e spesso poco chiari, il Partito nazionale Fascista nelle mani di pochi notabili. Intanto, con la seconda guerra mondiale, con il fronte a Cassino, e comandi tedeschi nelle vicinanze, Patrica oppone una certa resistenza, fatta soprattutto da chi non voleva essere reclutato nell'esercito della R.S.I. e, dopo le uccisioni, i rastrellamenti ed il sequestro di beni materiali da parte dei tedeschi, la liberazione porta al centro cannoneggiamenti e truppe di colore! Il secondo dopoguerra vede soprattutto emigrazione definitiva, non più stagionale, crisi prima dell'agricoltura montana, poi di quella di pianura, fine delle grandi aziende agricole e là dove campi erano una volta più produttivi cominciano le industrie e il miraggio del benessere. Le diverse amministrazioni pubbliche, repubblicana o democristiana che sia, non riescono a far fronte ai problemi e alle necessità impellenti. All'inizio del terzo millennio, fallito il miraggio industriale portato dalla Cassa per il Mezzogiorno, con l'aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, è bene percorrere altre strade di sviluppo sostenibile.



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